IT / EN
× Home Cosa facciamo Produzioni Corsi & Workshop Pacchetto produzioni Persone e contatti Collaborazioni

Torno indietro e uccido il Nonno


Un viaggio a tutta velocità dentro il Tempo
Una produzione 2014.

Con Roberto Abbiati e Andrea Brunello
Regia di
Leonardo Capuano
Drammaturgia di
Andrea Brunello con la collaborazione di Roberto Abbiati e Leonardo Capuano
Scenografie di
Roberto Abbiati
Costumi di
Patrizia Caggiati
Luci di
Marianna Tozzo

In collaborazione con il
Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trento e la Fondazione Bruno Kessler.
Dove va il Tempo che passa? Questa è la domanda che Albert Einstein si poneva quando cercava di trovare una simmetria fra lo spazio e il tempo. I fisici proprio non sanno dove vada il Tempo! E da dove viene! Di cosa è fatto? Finirà? Possiamo viaggiare nel tempo?
Con che paradossi ci confrontiamo? Che cos'è la Freccia del Tempo?
Torno indietro e uccido il nonno ha a che fare proprio con queste domande e lo fa in un modo umano, emozionale. Un anziano signore sul letto di morte invoca il nonno: “dove va il tempo che passa nonno?”. Ma suo nonno se ne è andato da tempo… solo il suo spirito sopravvive, è un fantasma, un sogno, una visione.

La scienza incontra Aspettando Godot incontra Sant’Agostino incontra Einstein… al ritmo dei Radiohead!


Destinatari e lingua:

L'opera teatrale è per un pubblico dai 15 anni in su ed è disponibile in italiano.



Note drammaturgiche:

Dove va il tempo che passa? Questa è la domanda da cui Roberto Abbiati ed io siamo partiti. Perché il tempo che abbiamo a disposizione ed il suo incessante scorrere è ciò che ci accomuna tutti. La fine del tempo è la nostra più grande paura.

Questo spettacolo è stato per noi un vero viaggio di scoperta. Prima di tutto un viaggio nel cercare di unire i nostri due linguaggi artistici così diversi: quello della clownerie, così meravigliosamente abitato da Roberto, e quello della parola, che mi appartiene ormai da tanti anni. Ma Torno Indietro e Uccido il Nonno è principalmente un viaggio nel mondo della scienza che prova incessantemente a dare un senso al concetto di “tempo” e con ogni passo in avanti c’è la negazione di tutto ciò che c’è stato (il tempo universale di Newton, quello relativo di Einstein fino al tempo che non esiste… della Meccanica Quantistica). Lo spettacolo è anche un viaggio nella nostra umanità stessa, la nostra esistenza che fa molta fatica ad entrare in sintonia con l’idea che il tempo che passa e che può, un giorno, cessare.

Nel ricercare i materiali scientifici di questo spettacolo ho capito quanto confusa e vasta è la tematica e ad oggi rimangono vaste questioni aperte. Libri, conferenze e una miriade di articoli sono stati scritti, ma alla fine dei conti ancora tanto (tutto?) rimane da scoprire. Per questo lo spettacolo è strutturato come una enorme, incessante domanda: “dove va il tempo che passa?” Ad ogni risposta che proviamo a dare se ne aprono altre di nuove e più complesse. Non esiste una risposta definitiva.Nel costruire la drammaturgia di questo spettacolo abbiamo voluto partire dalla relazione molto tenera e toccante fra due generazioni: un nipote e suo nonno. Ma il nipote è più vecchio del nonno e sta per morire. Perché il nonno è un viaggiatore del tempo. Oppure un fantasma. Ma in ogni caso è uno spirito che - in teoria - dovrebbe poter spiegare a suo nipote i segreti del tempo. Ma non lo sa fare! Proprio come gli scienziati contemporanei, più si addentra nei meandri delle varie teorie sul tempo, e più si perde, si confonde, rimane spiazzato. E così mentre il nipote, in fin dei conti, riesce a trovare una sua pace interiore, il nonno sembra non farcela.

Sant’Agostino scriveva: “Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità.

Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.” Mille anni più tardi sembra che nulla sia veramente cambiato. In questo spettacolo arriviamo alla conclusione che, in fin dei conti, non è la fine del tempo che ci spaventa ma come abbiamo utilizzato il tempo che ci è stato dato. (Andrea Brunello


Copyright © 2020 - Compagnia Arditodesìo
P.I. 01984370229
Privacy e Cookie Policy
web project by crushsite.it